La fisiologia della vita

La fisiologia della vita

Ero in macchina con Emanuele, gli raccontavo che il giorno prima ero stato male e mi è venuto in mente di quante volte dietro piccoli malesseri si scoprono infarti o altre malattie difficili.
Riflettevo pensando anche agli ospedali, quante persone vivono nell’immortalità per poi scoprire, sempre, che si muore.
Forse la bellezza di tutto quello che abbiamo è proprio questo, la vita è esattamente come i fiori che vedo di fronte a me in questo istante che il vento porterà via.
La vita ha un prezzo, ed il prezzo da pagare è la morte.

Ho riflettuto molto su questo, ho pensato a come noi in qualche modo stiamo vivendo l’anatomia della vita e non la fisiologia.
Un amico che si occupa di tumori mi dice che i nuovi studi sui tumori non sono più mirati a capire solo l’anatomia del tumore, ma la sua fisiologia, il modo in cui si muove.
Questo mi ha fatto comprendere come anche all’interno dello studio della medicina si stia evolvendo l’approccio, il modo di vedere i tumori.
Penso la stessa cosa in riferimento alla nostra vita.
Dobbiamo imparare la fisiologia della vita, la fisiologia della morte.
Mi guardo in giro e mi rendo conto che tutto è basato su un vecchio modello di concepire il mondo, dove c’è qualcosa da raggiungere, c’è qualcosa da trattenere, ma lo abbiamo detto, la bellezza della vita esiste proprio perché non si può trattenere.

Stamattina mi alzo, do un abbraccio a Sabrina e le dico: "Lo sai perché questo momento è bello? Perché non si può trattenere, perché la vita scorre, attraverso noi, perché la vita siamo noi."
E’ molto importante che le persone lo comprendano, la vita siamo noi.
E così, non c’è una vita con noi che ci camminiamo sopra, ma la vita prende forma anche attraverso noi, attraverso il nostro sguardo, il nostro modo di camminare, quello che siamo, le nostre esperienze.
Il sentiero siamo noi.
Questo significa che se riuscissimo ad afferrare la vita, o riuscissimo a comprarla, vorrebbe dire che la vita cesserebbe, noi non potremmo più muoverci, fare esperienze.
Il prezzo di fare esperienze, il prezzo di incontrare persone nuove è proprio il prezzo del fluire della vita, il prezzo di perdere le cose.
Invece noi continuiamo a concepire il mondo come se si potessero comprare una serie di condizioni, non è possibile.
Per avere qualcosa devi perdere qualcos’altro. È inevitabile.
Ecco perché considero la vita come fatta di cicli, in cui per trovare qualcosa devi lasciare qualcos’altro.

Mi sono allora domandato, qual è il senso?
Forse è la fisiologia, forse dovremmo essere pronti a quel giorno, perché la morte arriverà sempre nel presente, la morte avviene nel presente.
Quando arriva non siamo mai pronti perché avevamo sempre qualcosa da fare.
La vita è incompiuta.
Se consideri questo, capisci che non la vuoi più afferrare, la lasci incompiuta e quando arriva la morte, in qualsiasi momento arrivi, devi essere pronto e per essere pronto devi aver trovato un modo di camminare, un modo di muoverti e non cercare sempre di prendere qualcosa.
Un modo di camminare e muoversi che significa il tuo modo di interagire.
Sei arrivato mentre bevi un caffè, sei arrivato mentre allunghi la mano a qualcuno.
Sei già arrivato in ogni istante della tua vita se hai trovato il tuo modo di essere, la tua fisiologia, il tuo modo di fluire.
A questo punto non c’è più bisogno di trovare qualcosa esternamente, ma sei disposto a far fluire ogni cosa perché hai trovato il tuo modo di volare, di muoverti ed anche quando morirai, non avrai obiettivi, perché il tuo obiettivo era il conoscere cosa volevi essere, come uomo, come donna, nel tuo modo di muoverti.

In questo mondo spostiamo l’oggetto in: che lavoro faccio, quanti soldi ho, che macchina ho, se ho raggiunto o meno un obiettivo; ma quello che conta davvero è il modo di relazionarsi con il mondo.
Tutto il resto è un effetto.