Raccontare le favole ai nostri figli

Raccontare le favole ai nostri figli

Ho sempre amato raccontare delle piccole storie ai miei figli: da quando sono stati in grado di prestare attenzione gli ho spesso narrato di avventure eroiche in cui personaggi si scontrano e viaggiano attraverso mondi fantastici, storie di maghi, streghe, animali parlanti e mille altre diverse.

Narrare racconti è parte integrante del ruolo di genitore, è un'attività fondamentale che permette di insegnare dei principi morali; regole basilari di vita che porteranno i piccoli a comprendere le norme generali su cui si struttura la società e le radici del comportamento civile.

Tutti i pregi sopracitati sono fattori essenziali per la formazione della personalità dei futuri adulti e della loro capacità di interagire con le altre persone. Purtroppo queste storie, nonostante i pregi fondamentali, hanno un enorme limite. Mi spiego:

Per permettere ai nostri racconti di essere compresi dai bambini, che hanno una conoscenza molto ridotta e semplicistica della realtà, tendiamo a semplificare i contenuti in modo netto. Prima di tutto differenziamo il bene dal male! I buoni dai cattivi, il giusto dallo sbagliato, noi e loro. Queste divisioni assolute, non sono però rappresentative in modo appropriato della nostra realtà, di come funziona realmente la vita quotidiana o di come le persone realmente interagiscono tra loro.

Parte del diventare adulti è accettare e comprendere che la morale e la giustizia non sono concetti assoluti ed immutabili, essi si sviluppano su continuum, non esistono divisioni nette e univalenti. Addestrarsi a raggiungere questa consapevolezza è un compito dell’adolescenza che crea molte difficoltà.

Incontro spesso persone che non sono in grado di accettare punti di vista differenti da quello che hanno scelto di assumere, che pensano che se sono d’accordo con un determinato tipo di pensiero o scelta, allora, qualsiasi altra opzione è nel torto. Questo formato mentale si radicalizza alla svelta, induce a creare differenze, barriere interpersonali e ad erigere muri.

Il mio consiglio quotidiano è cercare di spronare i propri figli a mettersi nei panni degli altri, a cambiare prospettiva, a capire che il torto e la ragione sono concetti superati e che il mondo ha davvero bisogno di persone in grado di osservare.