Vincere le nostre ossessioni

Vincere le nostre ossessioni

Oggi vorrei concentrarmi su come possiamo combattere i nostri rituali ossessivi superando gli ostacoli che ci impediscono di vivere la vita nella sua interezza ponendoci come osservatori di noi stessi.

Immaginiamo di essere un’antilope nella savana e di trovarci di fronte ad una leonessa: la reazione immediata sarebbe quella di cominciare a correre, finendo probabilmente nelle grinfie di un’altra leonessa; la nostra reazione immediata, i nostri circuiti brevi, i nostri automatismi finiscono con il metterci in trappola. Noi facciamo la stessa cosa tutti i giorni, sfruttiamo le esperienze già immagazzinate nel nostro cervello e reagiamo di impulso, il nostro comportamento diventa vittima delle nostre emozioni; se un brutto ricordo viene a galla reagiamo quindi cercando di mettere a tacere lo stesso o riproponendo l’azione mossa da quel ricordo, andando a rinforzare ancora di più l’idea che ci ha attivati in un circuito vizioso che si avvita sulle nostre stesse paure.
Inconsapevolmente andiamo a costruire una realtà schiava di quello che abbiamo già dentro senza riuscire a fare un passo avanti.

Come possiamo vincere i nostri pensieri e le nostre strutture interiori?

Penso che la meditazione sia un ottimo punto di partenza per prendere consapevolezza, per trasformarci in osservatori di questo processo. Ricorrendo all’azione immediata finiamo con il far la guerra a quel mondo, con l’essere schiavi delle rimuginazioni o con il correre dietro le nostre paure. Prendendo consapevolezza e rallentando i processi, invece, riusciamo a prendere le distanze dagli automatismi negativi della nostra esistenza.
Quando il processo mentale o emotivo parte, vogliamo osservarlo, non subirlo, lo vogliamo meditare insieme alla realtà esterna. Ritroviamo così consapevolezza dei due mondi, quello esterno e quello interno, secondo uno schema che non è più quello di pensiero e azione, ma è pensiero ed ascolto; qualsiasi idea passi nel nostro cervello, agiremo solo verso comportamenti funzionali.
Smetteremo di essere vittime dell’impulso, che sia quello di scappare o di correre dentro al bar e alzare le mani dopo essere stati insultati, ma cercheremo di fare delle scelte costruttive. Metteremo in moto un mondo nuovo che non rappresenta più direttamente quello che abbiamo dentro la testa, ma frutto di scelte costruttive, trasformando il circolo vizioso in una virtuoso, costruendo una realtà adatta al mondo che vogliamo per noi.